Comandante Di Corvetta Salvatore Bruno Todaro Medaglia D’oro al valor militare
con i recenti leak, abbiamo visto che a breve usciranno (si spera entro l’anno corrente) i sottomarini, ne approfitto quindi per aggiungere l’immagine di uno dei nostri ufficiali più importanti della regia marina.

viene ricordato oltre che per i suoi meriti in combattimento, per la vicenda che l’ha reso famoso (dal quale è stato anche tratto un film che consiglio a chi non l’ha visto: “Comandante (2023)” ):
Nella notte del 16 ottobre 1940, nel corso di una missione a 700 miglia al largo dell’isola di Madera ed a 1000 dalle coste africane, Todaro avvistò il piroscafo belga Kabalo (5.186 tonnellate) e, dopo aver lanciato senza successo tre siluri, rispondendo al fuoco nemico, lo affondò utilizzando il cannone di bordo.
Dopo aver effettuato l’affondamento, Todaro accostò per finire il Kabalo; avvistati ventisei naufraghi della nave belga, li fece raccogliere e li rimorchiò su di una zattera per quattro giorni.
Quando la zattera spezzò il cavo di rimorchio, Todaro non esitò ad ospitare i naufraghi nel sommergibile fino a sbarcarli, incolumi, sulla costa delle isole Azorre.
** Le cronache riportano che, dopo lo sbarco dei naufraghi, Todaro si sentì chiedere dal comandante del Kabalo, capitano Georges Vogels: «Ma lei, visto che tratta così un nemico, che razza di uomo è? Vede, se quando ci ha attaccati di sorpresa non avessi dormito nella mia cabina, le avrei sparato addosso con il cannone, scusi la mia franchezza.» Al che Salvatore Todaro rispose: «Sono un uomo di mare come lei. Sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me.» L’ufficiale italiano portò la mano alla visiera in segno di saluto e fece per andarsene, ma, vedendo il secondo ufficiale guardarlo, si fermò e gli chiese: «Ha dimenticato qualcosa?», «Sì» – gli rispose l’altro con le lacrime agli occhi – «Ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini: se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale, accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere.» Todaro risponde di chiamarsi Salvatore Bruno**
Tale generoso comportamento non venne apprezzato dal comandante in capo dei sommergibilisti tedeschi, l’ammiraglio Karl Dönitz, che lo criticò severamente. «Neppure il buon samaritano della parabola evangelica avrebbe fatto una cosa del genere», sbottò l’Ammiraglio tedesco Dönitz, che pure lo ammirava. «Signori, – disse rivolgendosi ai colleghi italiani – io vi prego di voler ricordare ai vostri Ufficiali che questa è una guerra e non una crociata missionaria. Il signor Todaro è un bravo Comandante, ma non può fare il Don Chisciotte del mare.»
Todaro rispose alle critiche mosse con una frase lapidaria, riportata da molte fonti e mai smentita, rimasta celebre, da allora in poi, nella storia della Marina Militare Italiana: «Gli altri non hanno, come me, duemila anni di civiltà sulle spalle .» Secondo alcune fonti, Dönitz ebbe una conversazione privata con Todaro in cui gli disse: «Sono sempre in disaccordo con voi, ma vorrei tanto poter dare degli ordini perché tutti fossero in grado di comportarsi come voi.»